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Cinema CAPITOL Multisala - Via Roma, 18 - Sermide (Provincia di Mantova) c.a.p. 46028 - tel. 0386 960375

SALA 1 SALA 2 GIOVEDI' DI QUALITA' CONTATTI
 
 

Programmazione Unica:

 
 

" Cous Cous "

La Graine et le mulet


giovedì 10 Aprile - ore 21,15

 
     
 

Locandina

  Scheda film    
 
 

Regia:

Abdellatif Kechiche

Attori:

Habib Boufares, Hafsia Herzi, Faridah Benkhetache, Abdelhamid Aktouche, Bouraouïa Marzouk, Alice Houri, Cyril Favre, Leila D'issernio, Abdelkader Djeloulli, Bruno Lochet, Olivier Loustau, Sami Zitouni, Sabrina Ouazani, Mohamed Benabdeslem, Hatika Karaoui, Henri Rodriguez, Nadia Taouil.
Sceneggiatura:   Abdellatif Kechiche
Produzione: Hirsch, Pathé Renn
Paese: Francia 2007
Distribuzione: Lucky Red
Uscita: 11 gennaio 2008
Durata:  

151' minuti ( 2 ore e 31 minuti )

Sito internet:

www.luckyred.it/couscous

www.lagraineetlemulet-lefilm.com

 
     
 

Foto

  Trama film    
 
 
   
 

A Sète, cittadina vicino a Marsiglia, Monsieur Beiji, sessantenne, lavora in una cantiere navale di un porto ed è ormai allo stremo delle forze dopo anni di questo duro mestiere.

Padre di famiglia divorziato nonostante un passato di tensioni e rotture in famiglia è legato fortemente ai suoi figli e anche all'ex moglie e nonostante le grosse difficoltà finanziarie cerca con loro di non spegnere la speranza di un domani migliore.

   
 

Recensione film

 
   
 

Anni 61 portati male, licenziato in tronco, con ex moglie e famigliola cresciuta + compagna e affezionata figliastra, non ha nulla a parte il piccolo gruzzolo della indennità e potrebbe adagiarsi e basta.

Tono basso, bassissimo profilo, stoicismo nell’animo, durezza a fior di pelle, sembra non poter che far questo e, invece, si inventa un sogno: comprare per due lire un cadente cargo e farci un ristorante di cous cous di pesce.

Ma, tra licenze da avere, prestiti, autorizzazioni, il percorso è tortuoso.

E troppo lungo, almeno per lui. Ma la vita è anche per gli altri, per i figli, gli amori, gli amanti che restano.

Dunque “Cous Cous” è per loro e non a caso il regista, Abdellatif Bechiche, lo ha dedicato a suo padre, primo ispiratore e morto prime delle riprese, “arrivato negli anni Cinquanta in Francia senza nulla, col coraggio di chi inizia una vita da avventurieri ma è anche per i tanti che, come lui, ce l’hanno fatta, che sono fuggiti dalla schiavitù odierna rappresentata dalla precarietà e si sono inventati qualcosa di loro, creando un’impresa. E volevo raccontare tutto questo realisticamente, mostrando la vita il più vera possibile, nonostante l’artificio della macchina cinematografica. Così ho chiesto ai miei attori non di far finta ma di vivere il più possibile, cercando di raccontare la differenza di questa famiglia di arabi-francesi e il diritto alla differenza evitando la rappresentazione esotica, ma attraverso il cous cous, il ristorante che deve nascere a conduzione familiare e la solidarietà raccontare un mondo e sottolineare che niente si può ottenere senza l’aiuto degli altri, che non basta la forza e il coraggio”.

Insomma lontanissimo dai ritmi e dagli approcci consolatori a stelle e strisce, come del resto ci si aspetta dall’autore conosciuto col bellissimo “Tutta colpa di Voltaire”, applaudito per “La Schivata” e con questo film premiato alla scorsa Mostra veneziana con il Premio della Giuria (che lo ha deluso perché “a Venezia dove sono stato premiato con la mia opera prima e con un film come questo che è un omaggio al cinema italiano mi sarei aspettato il Leone”), narratore di arabi-francesi e di donne.

Che mai nei suoi film sono sottomesse, mai cavalcano stereotipi e che, in questo “Cous Cous”, sono protagoniste assolute , con la loro “arabeitudine perché l’aspetto mediterraneo era ciò che volevo sottolineare nel film”, accanto all’uomo- marito-padre-amore-motore della storia.

E prima fra tutte la giovane Hafsia Herzi (Premio Attrice Rivelazione sempre a Venezia) che per il film ha accettato di ingrassare e di farsi letteralmente trasformare dal regista.

Come oggi, alla presentazione romana de film (nei cinema dall’11 gennaio) dice: “Mi vedevo in un’altra pelle, ho studiato danza del ventre e sono stata felice di offrire un’immagine finalmente sensuale della donna magrebina, anche se certamente non mi riconoscevo nel personaggio. Ma per me, quando recito, è importante perdermi nel personaggio, non cercare un modo per riconoscermi in esso”.

Che è esattamente ciò che vuole Kechiche che, nato attore e veneratore del mestiere di attore (“che ha sempre qualcosa di magico”) quando pensa ai veri attori, pensa “a donne come Anna Magnani che si buttavano anima e corpo nei loro personaggi, che lavoravano con l’istinto più che con la testa. La differenza sta, poi, negli attori: ci sono quelli che vogliono sapere tutto del personaggio e quelli che vogliono solo una visione d’insieme e arrivano istintivamente all’essenza del personaggio”.

Lui, si capisce, sta dalla parte di quelli che lavorano mixando cerebralità e pancia e mai privilegiando solo la prima e per questo, li incontra molto prima che sui set, parla con loro e riparla e li spinge nella pelle dei loro personaggi con tutta la preparazione e, insieme, l’improvvisazione possibile. E i risultati gli danno ragione.


 
         
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