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SALA 1 SALA 2 GIOVEDI' DI QUALITA' CONTATTI
 
 

Programmazione Unica:

 
 

" Signorina Effe "

Signorina Effe


giovedì 03 Aprile - ore 21,15

 
     
 

Locandina

  Scheda film    
 
 

Regia:

Wilma Labate

Attori:

Valeria Solarino, Filippo Timi, Fabrizio Gifuni, Fausto Paravidino, Giorgio Colangeli, Sabrina Impacciatore, Gaetano Bruno, Clara Bindi, Luca Cusani, Marco Fubini, Veronica Gentili, Luigi Lavagetto.
Sceneggiatura:   Wilma Labate, Domenico Starnone, Carla Vangelista
Produzione: Bianca Film, Rai Cinema
Paese: Italia 2007
Distribuzione: 01 Distribution
Uscita: 18 gennaio 2008
Durata:  

95' minuti ( 1 ora e 35 minuti )

Sito internet:

www.01distribution.it

 
     
 

Foto

  Trama film    
 
 
   
 

Sullo sfondo. Torino 1980, la Fiat annuncia 15.000 esuberi e scoppia la protesta: 35 giorni di sciopero, l’azienda in ginocchio, quindi l’accordo con i sindacati. In primo piano.

Emma, impiegata del reparto informatico e laureanda in matematica, è la donna di un dirigente ma si avvicina a Sergio, operaio alle presse di origini umili, coinvolto nella mobilitazione.

   
 

Recensione film

 
   
 

E la classe operaia precipitò nel buio. Dell’oblio.

Il suo sogno spinto nella vertigine della fine. L’anno era il 1980, la Fiat era pronta a mandar via quindicimila operai e con la marcia dei quarantamila tra quadri e impiegati, dopo i 35 giorni di sciopero, finì un’era. E per sempre.

E, allora, perché non cominciare da qui se si vuol raccontare una “storia operaia dato che è tra gli operai che c’è una parte significativa della nostra cultura”? Questo si è chiesto (per molto tempo) Wilma Labate e si è risposta con questo “SignorinaEffe”, film struggente e duro, d’amore e lavoro, padroni e operai, presentato allo scorso festival di Torino e dal 18 gennaio sui nostri schermi.

Film incastonato, come lei dice, “in un momento in cui tutto finisce, la classe operaia, il fordismo, la passione ideologica, l’unità del sindacato, tutto persino il rock”.

O, come dice Fausto Paravidino (nel ruolo di un operaio), “un film che sembra di ieri solo perché la Fiat oggi ha rinnovato le sue fabbriche ma, tra un subappalto e l’altro la stessa Fiat fa lavorare operai in sale presse tremende e ancora oggi c’è il caporalato e ancora oggi la fabbrica è un inferno”.

O, ancora, come chiosa Domenico Starnone che ha scritto la sceneggiatura insieme a Carla Vangelista e alla stessa regista, “un anno limite che oggi sembra un altro mondo perché da allora il crescere della corruzione e del marciume, il complicarsi della situazione politica ha reso l’Italia un altro paese, ben più opportunistico e su questo noi ci siamo voluti concentrare, non sulle suggestioni terroristiche appena accennate per evitare che il film prendesse un’altra piega”.

E film come non se ne facevano da un tempo che sembra di secoli, per di più con uno sguardo molto al femminile. Di più, con uno sguardo sensuale perché per la Labate “quegli anni sono stati di passione assoluta e di ribellione, di lotta e di sensualità che tutto abbracciava e che allora è finito”.

E con una protagonista femminile che non ci stupisce dato che donna è la regista ma che neppure era così scontato. Così come non era affatto scontato in decenni in cui gli Ottanta sono stati dimenticati dal cinema o, al massimo, spalmati sulle varie “notti prima degli esami”.

Lei è Valeria Solarino che qui mette la sua istintiva solarità al servizio dell’energia e della frustrazioni del personaggio in ascesa che incarna, figlia della classe operaia ma lanciata verso una carriera di dirigente perché colta, bella e fidanzata ad un ingegnere di potere, lei, torinese e nata dopo quegli anni, che del suo personaggio ci dice: “Non credo che abbia all’inizio una consapevolezza di ciò che la classe operaia vuole, poi lo capisce. Ma prima degli altri capisce anche che, con la rottura del sindacato, il movimento operaio ha perso e la sconfitta è irreversibile. Per questo torna sui suoi passi e rientra in Fiat, anche se, di fatto, l’ideologia dell’operaio di cui si innamora non l’ha davvero mai abbracciata e, in questo senso, è molto moderna. Ha 25 anni e non si identifica con l’azienda in cui lavora, cosa ovvia oggi ma per nulla allora”.

Al suo fianco Fabrizio Gifuni, l’ingegnere che la ama e che la aiuta e che l’attore ha molto amato: “Mi ha affascinato perché non è un personaggio con una sola faccia ma un personaggio molto cangiante. Mi ha divertito un ingegnere che sostiene le ragioni degli operai, almeno finché nel privato uno degli operai non gli rovina la vita, rubandogli la donna amata. Il mio è un personaggio molto opaco e mi piaceva indagare sulla sua opacità e sul suo modo di incattivirsi. Sapevo che il film avrebbe aperto molte ferite e che, come è già avvenuto, molti rileggeranno quegli anni, come già ha fatto Carniti che quell’accordo lo firmò e oggi parla accarezzando la sua cattiva coscienza”.

Dall’altra parte della barricata l’operaio passionale interpretato da un Filippo Timi come sempre viscerale e capace di lasciare segni nella memoria di chi guarda, prete o operaio che interpreti.

E’ per lui che la bella signorina destinata all’ascesa sociale lascia il fidanzato e la certezza di una carriera e di lui dice Timi: “Non lo sento affatto come un Socrate come oggi è stato detto ma semmai come uno che non si trova a suo agio con le parole e, dunque, pensa molto prima di parlare. A volte aggredisce perché non ce la fa a contenere e gestire le cose ed io ho lavorato molto sul fisico, oltre che sulla sensazione della precarietà e sulla necessità di stare sulla difensiva che lui da operaio vive in quel particolare momento. Io lo vivo spesso, ma oggi è molto diverso da allora. Oggi non c’ è più il sogno, tutto è piccolo e frantumato”.

Ed è proprio il sogno che manca a Sabrina Impacciatore (nel film sorella minore della protagonista): “Di quei tempi in cui giocavo con Cicciotello mi manca il senso di appartenenza ad una classe, l’ideologia e un sogno per cui combattere dato che io sono una combattente”.


 
         
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