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Cinema CAPITOL Multisala - Via Roma, 18 - Sermide (Provincia di Mantova) c.a.p. 46028 - tel. 0386 960375

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Programmazione Unica:

 
 

Faust

(Faust)


giovedì 16 Febbraio - ore 21.15

 
     
 

Locandina

  Scheda film    
 
 

Regia:

Aleksander Sokurov  

Attori:

Hanna Schygulla, Antoine Monot Jr., Georg Friedrich, Maxim Mehmet, Isolda Dychauk, Joel Kirby, Eva-Maria Kurz, Florian Brückner, Johannes Zeiler  
Sceneggiatura:   Aleksander Sokurov  
Produzione:

Proline Film

 
Paese: Russia 2011  
Distribuzione: Archibald Film  
Uscita: 26 Ottobre 2011  
Durata:   134' minuti ( 2 ore 14 minuti )  
Sito internet:

www.archibaldfilm.it

 
 
     
 
Trailer
 
   
 

Foto

  Trama film    
 
 
     
 

Versione cinematografica della nota leggenda tedesca, secondo la quale un uomo vende la sua anima al diavolo in cambio della conoscenza.

Il film completa la tetralogia cinematografica sulla natura del potere.

I personaggi principali dei primi tre film erano tutti figure storiche reali: Adolf Hitler (Molokh, 1999), Vladimir Lenin (Telec, 2000) e l'Imperatore Hirohito (Solnzte, 2005).

 
     
 

Recensione film

 
 
     
 

Quarta e ultima parte della tetralogia di Aleksandr Sokurov sulla natura del potere, Faust è l'unico personaggio letterario della partita, dopo Hitler (Moloch), Lenin (Taurus) e Hiroito (Il sole), ma è anche quello contenuto in nuce in tutti gli altri, per il carattere mitico e simbolico che porta in sé.

Il regista russo rilegge liberamente tanto l'opera di Goethe che quella di Mann, scegliendo l'ambientazione ottocentesca e mantenendo la lingua tedesca e l'idea tragica di fondo, per cui la condizione umana consisterebbe in un continuo errare. Sokurov inscena, dunque, questa (diabolica) perseveranza nell'errore costringendo i suoi personaggi a un procedere senza sosta, a una letterale erranza tra boschi, case, lande, ghiacciai.

Il protagonista del film non si ferma un istante, tanta è la sua sete di sapere e tanta è la lontananza dalla meta. A questo movimento senza soluzione di continuità si aggiunge una forza opposta ma altrettanto intensa e inestinguibile che (co)stringe gli esseri umani presenti nell'inquadratura, obbligandoli a farsi largo l'uno sugli altri, a scavalcarsi ad ogni occasione.

La gestualità è teatrale, esasperata, ma la sensazione di brulicante claustrofobia ci riporta anche alla pittura di Bosch, non a caso un artista che ha utilizzato il realismo per raccontare il male immateriale e i cui dipinti pullulano di creature dannate e sofferenti. Visivamente grandioso, il Faust di Sokurov è attraversato da un'atmosfera mortifera dalla primissima all'ultima inquadratura. Il suo dottore è una creatura infelice, non affamato di sola conoscenza ma soprattutto di cibo, di sonno, di denaro e di contatto amoroso: bisogni fisiologici e materiali che collocano inequivocabilmente l'inferno su questa terra (non c'è traccia del prologo celeste e il conto degli individui in fila per firmare il patto è in continua espansione e riproduzione).

Il paradosso tragico della vita espresso nell'opera è che l'uomo può giungere al divino solo con l'intervento del demonio: per questo quando Wagner chiede al dottor Faust dove si trovi l'anima, il medico pur avendo indagato le viscere e ogni organo umano deve ammettere che non l'ha trovata. Il suo potere è umano e dunque limitato.

Con un impiego di mezzi ingente ma anche assolutamente necessario e meritato, Sokurov allestisce uno spettacolo che appaga l'occhio, un'opera d'arte potente e affascinante che ribadisce nel mentre la validità atemporale del racconto. Uno spettacolo di quelli che non siamo più abituati a sostenere senza sforzo ma che ripaga davvero l'impegno che domanda.


 
 
         
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