| Un telaio che detta il destino, un pugno di giustizieri che girano per le metropoli ammazzando come puri esecutori senza sapere perché, un cattivone che pensa di poter giocare a dio decidendo chi far vivere e chi far morire.
E poi un tripudio di sangue che scorre (ma lascia poche tracce), eserciti di topolini-bomba, pallottole intelligenti che entrano ed escono dai corpi ad arte, oltre che armi capaci di colpire bersagli a distanze inimmaginabili.
E meno male che tutto viene fuori da un fumetto e lo segue passo passo.
Almeno per un po', anche se poi sceglie di lasciare per strada il supermalvagio di turno.
Ma non importa perché in questo "Wanted" di Timur Bekmambetov, tirato fuori dalla serie a fumetti di Mark Miller e J.G.Jones e sostenuto fortemente dagli Studios, di cattivi non ne mancano.
Anzi sono loro i protagonisti e gli antagonisti insieme in un gioco di ambigue rivelazioni a incastro che va avanti sino alla fine.
E vorrebbe, tra bombardamenti di effetti d'ogni sorta, lasciarci senza fiato.
Anche perché, come dice il regista ( a Roma per la presentazione del film dal 2 luglio sui nostri schermi in 350 copie interpretato da Angelina Jolie, James Mcavoy, Morgan Freeman e Terence Stamp) "tutto è stato girato come era stato concordato, anche le modifiche apportate dalla Jolie, che è una persona molto creativa, erano definite dall'inizio delle riprese. Dunque poi si è girato come avevamo pensato, senza tagliare nulla (e, infatti, non ho potuto dare sequenze tagliate per gli extra), senza titubanze, senza mezze misure".
Cioè senza timore di mostrare troppa violenza al grido di "uccidili tutti e lascia che il Fato rimetta ordine al caos"?
"Non credo che la violenza nel film sia un problema, anche perché non ha avuto una censura al di sopra dei sedicenni e, semmai, direi che è un film per quelli che passano tutta la loro vita in ufficio, che sono frustrati e vorrebbero essere diversi anche per un solo giorno. Il film è per loro: per farli sognare un po' al cinema. E la violenza è una valvola di sfogo. In questo senso il film non è per i giovani ma per chi ha un'esistenza e un lavoro monotono e vorrebbe spaccare tutto almeno una volta nella vita".
E non chiamatelo, come ha fatto qualcuno, "il Tarantino europeo": "Ne sono onorato ma non sono in grado di fare i film che fa lui".
Semmai, ciò che urge per Timur è chiarire: " Non sono interessato a giudicare, voglio solo stimolare ciascuno a scegliere il proprio destino e le conseguenze della scelta".
Un po' come avviene nel mondo della pubblicità da cui il regista viene, peccato che un film non è uno spot e il carico di messaggi e suggestioni che veicola sono milioni di più e bruciano, restano molto più a lungo negli occhi e nella mente dello spettatore.
D'altra parte, a qualcuno potrebbe sembrare eccessivo anche la moralizzazione che i personaggi subiscono nel passaggio dal fumetto allo schermo (nel senso che si tenta di dare un senso agli assassini, sia pure rozzo, della serie "ne uccidi uno e ne salvi mille") ma, replica il regista, "il film è un passaggio ulteriore che in due ore deve avere una sua compiutezza".
Così Timur, che è stato folgorato quando agli inizi degli Ottanta (era ancora studente a Mosca di ingegneria) andò al cinema a vedere "Dillinger è morto" di Marco Ferreri: "In quel momento ho capito che mai sarei diventato un ingegnere e, in fondo, questo "Wanted" racconta la stessa storia, forse quel film è il primo atto di "Wanted" che è una sorta di sequel".
Così Timur ormai proiettato in un futuro hollywoodiano che, però, "potrebbe significare anche un'occasione di far conoscere il cinema russo perché io resto, e sarò sempre un cineasta russo. Anzi sovietico perché sono cresciuto nell'Unione Sovietica che era un luogo di incontro di culture e di etnie, un po' come gli Stati Uniti".
Un'occasione tra un proiettile e l'altro, un assassinio e l'altro. Con la coscienza "che il tempo è uno strumento che noi utilizziamo per narrare una storia, uno strumento fondamentale: non si può andare troppo lentamente ma neppure troppo velocemente".
|